Alexander Zverev- Il predestinato del tennis è con Lendl

Nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino, l’Unione Sovietica è vicina a scomparire. Alexander Zverev e la moglie tedesca Irina, con il figlio di quattro anni “Mischa”, decidono di lasciare Mosca per trasferirsi in Germania. Sono una coppia di tennisti, desiderosa di vivere in un posto dove poter insegnare tennis ai figli, senza temere guerre o colpi di stato. Il primogenito inizia a vedere una racchetta dall’età di due anni. Il modello da seguire è ovviamente il padre che, come suggerisce l’ex tennista russo Kafelnikov, “gioca come un gatto”. Nel 1997, la famiglia Zverev accoglie “Sasha”, il biondo che nell’epoca ancora in mano alla triade Federer-Nadal-Djokovic è considerato il predestinato.

198 centimetri senza grasso, l’ orologio al polso sinistro e una pressione da fondocampo con quel rovescio bimane capace di abbattere ogni muro difensivo. È l’antitesi del serve and volley venuto fuori dalla racchetta del fratellone (a Indian Wells 2016 infatti, sprecò un matchpoint contro Nadal mandando in rete una volée e poi perse al terzo set). La disciplina russo-tedesca trasmessa geneticamente lascia comunque spazio a qualche intemperanza. Come la separazione dal primo coach extra- familiare Ferrero, motivata con il desiderio del giovane di avere più libertà lontano dai tornei e dagli allenamenti. Oppure, come le dichiarazioni rilasciate dopo la sconfitta agli Open del Canada contro il greco Tsitsipas:

“abbiamo giocato tre set e li avrei dovuti vincere tutti e tre io 6-3. [Tsitsipas] non credo che abbia giocato bene. Il match è stato patetico sotto ogni aspetto.”

Dal 2013, anno di ingresso fra i professionisti, Sasha dà l’impressione di poter diventare il nuovo monarca del tennis. È già stato numero tre del mondo, attualmente è il numero quattro e ha vinto nove tornei, tra cui i Masters 1000 di Roma (in finale contro Djokovic), del Canada (battendo Federer) e Madrid (contro l’altra promessa del tennis Thiem). Ha dunque trionfato sulla terra battuta e sul cemento, mentre sull’erba, specialmente quella di Halle, ha perso due finali consecutive da Mayer e Federer. I quarti di finale, raggiunti nell’ultima edizione del Roland Garros, sono invece il miglior risultato nelle prove Slam.

Ha meno creatività di Kyrgios, talento destinato a un mondo di strafottenza e genialità con cui una rivalità riempirebbe giornali e televisioni, ma più metodo dell’australiano. Dopo i consigli dei genitori, ha deciso di affidarsi a Lendl, l’uomo che ha aiutato Murray a vincere tre slam (Us Open 2012 e Wimbledon 2013 e 2016), due ori olimpici (Londra 2012 e Rio 2016) e a guardare tutti dall’alto verso il basso. La stessa persona che sconfisse il padre con un doppio 6-3, nella semifinale degli europei under 18 a Maribor, (ex) Jugoslavia.  Zverev junior ha sempre tifato per Federer e per il cestista Nba Wade, ma ora vuole essere vincente tanto quanto i suoi idoli: 20 titoli Slam per lo svizzero, tre anelli e un oro olimpico per l’americano.

Chi o cosa potrà fermarlo? Nell’ultima edizione degli Us Open, ci ha pensato Kohlschreiber.

 

 

Francesco Cerminara

@Zuckerman3

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